Farmacoprassia Omeopatica (Dr. P. Negri)

Accademia Italiana di Biomesoterapia
Centro Studi di Omeopatia - Rimini -

Anno Accademico 1987/88

Lezioni di Omeopatia Classica

Resoconto della lezione di Farmacoprassia Omeopatica

Relatore: Dottor Paolo Negri

Riveduto e corretto nel Giugno 2000.


Origine delle sostanze impiegate in omeopatia
Le sostanze che sono impiegate come rimedi in Omeopatia provengono da:
a) Regno vegetale,
b) Regno animale,
c) Regno minerale.
Le sostanze di origine vegetale, piante intere o parti di esse, devono essere raccolte nel loro periodo balsamico mentre tutte le altre, veleni od inerti, devono essere allo stato puro e naturale.
Delle piante erbacee sono utilizzate generalmente le foglie sopra le radici o le piante in toto; le parti legnose non devono avere gemme o boccioli e sono raccolte prima della primavera; i semi ed i frutti, salvo indicazioni contrarie, vanno raccolti maturi.
Le sostanze animali sono prelevate da soggetti sani e controllati dal punto di vista sanitario.
Si può utilizzare l'animale in toto come nel caso dell'ape e della cantaride che, dopo macerazione in alcol, danno origine ai rimedi denominati Apis mellifica e Cantharis.
In altri casi, si utilizzano solo alcune parti dell'animale od, addirittura, un loro secreto come nel caso del rimedio Lachesis mutus che deriva dalla preparazione Omeopatica del veleno dell'omonimo serpente.
Vi sono infine i minerali che devono essere puri e non derivati da procedimenti chimici di sintesi.
Almeno il novanta per cento dei rimedi Omeopatici impiegati abitualmente deriva dal regno vegetale.
Preparazione delle Tinture Madri
Provenienza
La maggior parte delle Tinture Madri (T. M.) Omeopatiche è prodotta da piante fresche, raccolte nel loro periodo balsamico, cresciute allo stato spontaneo, in luoghi salubri, lontani dai grandi centri urbani dove il pericolo d’inquinamenti ambientali è notevolmente elevato.
Tramite la collaborazione d’esperti raccoglitori è possibile, in Italia, trovare le piante necessarie alla produzione di T. M. in quasi tutte le regioni, dai monti della Calabria, a quelli dell'Appennino Tosco Emiliano, fino alle pendici delle Alpi, riuscendo, in questo modo, dato il diverso procedere delle stagioni in quei luoghi, ad usufruire, per numerose piante, di periodi balsamici di raccolta ragionevolmente prolungati.
Oltre alle numerose (la maggior parte) piante che si possono trovare solamente allo stato spontaneo ve ne sono molte altre, impiegate in Omeopatia, che, o perché officinali o perché destinate ad usi alimentari, sono abitualmente coltivate dall'uomo.
Per queste varietà, qualora il reperimento di cospicue quantità allo stato spontaneo fosse difficoltoso (vuoi a causa dei luoghi di raccolta troppo impervi, vuoi perché le varietà in questione sono protette e non possono essere raccolte in quantità), è preferibile impiegare piante coltivate tenendo ovviamente conto delle condizioni ecologiche dell'ambiente e dei terreni sui quali le coltivazioni si effettuano.
Infatti, le zone dove di solito si fanno questi tipi di coltivazioni sono per lo più collinari e vicine a zone boscose, i terreni sono ben isolati da quelli vicini con altri tipi di coltivazioni, irrorati con acque controllate batteriologicamente e chimicamente e all'occorrenza concimati in modo naturale.
Le piante arrivano al luogo di destinazione nel giro di ventiquattro, trentasei ore dalla raccolta e grazie al sistema di trasporto in cella frigorifera, la loro freschezza rimane inalterata.
Giunte a destinazione sono immediatamente messe in lavorazione.
Preparazione
Le T. M. sono preparate per macerazione delle piante in alcol, generalmente a sei e più raramente a quarantacinque gradi.
Il rapporto fra il materiale vegetale e l'alcol è di uno a dieci riferito al peso secco della pianta.
Ciò significa che, avendo a disposizione una certa quantità di pianta fresca (ad esempio un Kg.), se ne preleva un campione rappresentativo (dieci o venti gr.) e si calcola la percentuale in peso di residuo secco in esso contenuta facendone evaporare l'acqua mediante l'esposizione ad una fonte controllata di calore per un determinato periodo di tempo.
Dopo aver verificato il peso secco del campione, riportando la percentuale ottenuta al peso totale della pianta fresca a disposizione (un Kg.), si calcola il peso a secco della stessa (per esempio se il residuo secco calcolato sul campione è il 30%, in un Kg. di pianta fresca si dovranno considerare trecento gr. di peso secco).
La quantità d’alcol da impiegare sarà tale da ottenere:
1) un peso totale di tintura pari a dieci volte il peso secco "teorico" (trecento gr. nell'esempio) della pianta fresca a disposizione;
2) una gradazione alcolica di sessantacinque o quarantacinque gradi (secondo il tipo di pianta).
Eccezione, a questo calcolo, è la Tintura Madre di Calendula che deve essere preparata in ragione del rapporto uno a venti di pianta alcol anziché uno a dieci.
Trascorsi i ventuno giorni previsti per la macerazione, il preparato è sottoposto a torchiatura.
Il liquido che si ottiene è la Tintura Madre propriamente detta che, dopo filtrazione, è inviata al laboratorio di controllo per verificarne:

-         le caratteristiche organolettiche

-         il grado alcolico

-         il residuo secco

-         la presenza delle bande caratteristiche (R.F. corrispondenti ai principi attivi) mediante cromatografia su strato sottile (T.L.C.).

La T. M. così ottenuta è pronta per essere impiegata nella preparazione del relativo rimedio Omeopatico.

Metodo di preparazione dei rimedi omeopatici.

Diluizioni Omeopatiche
si possono dividere in:

1)
Diluizioni Hahnemanniane:

decimali (DH o X)

centesimali (CH o C)

cinquantamillesimali (0/LM).

2)
Diluizioni non Hahnemanniane:
korsakowiane (K)
flusso continuo (FC)

Diluizioni Hahnemanniane
Per le sostanze insolubili, il primo passo da fare è quello di renderle solubili procedendo nel seguente modo: un grammo della sostanza è triturato per un'ora in un mortaio di porcellana insieme a cento grammi di lattosio, che va aggiunto gradatamente, fino ad ottenere così la prima triturazione centesimale Hahnemanniana (1ª CH).
La tappa successiva consiste nel prendere un grammo di questa prima triturazione centesimale e triturarla nuovamente, per un'ora, aggiungendo, poco per volta, altri cento grammi di lattosio ottenendo così la seconda triturazione centesimale Hahnemanniana (2 CH).
Si ripete l'operazione, allo stesso modo, per la terza volta, partendo da un grammo di 2ª CH mescolato con cento grammi di lattosio e ottenendo la 3ª CH.
Questa 3ª CH è solubile.
Per preparare le successive potenze, 4ª CH, 5ª CH, ...., nª CH, che sono dette diluizioni, bisogna prendere 0,10 grammi della 3ª triturazione e mescolarli a 10 cc. di acqua distillata o alcool quindi scuotere (succussione) energicamente cento volte (dinamizzazione) la soluzione così approntata ottenendo in questo modo la 4ª CH (Centesimale Hahnemanniana).
Il successivo passaggio che porta ad ottenere la 5ª CH si effettua prendendo una goccia della 4ª CH, addizionandola a cento gocce d’acqua o alcol e scuotendo energicamente ancora cento volte e così via fino ad ottenere la diluizione voluta (Fig. 1).
Per quanto riguarda, invece, le sostanze solide che già naturalmente sono solubili e le T. M., una parte di queste è diluita in novantanove parti di solvente (alcol a settanta gradi); a questa soluzione s’imprimono cento forti scosse (succussione) ottenendo così la prima diluizione Centesimale Hahnemanniana (1ª CH).
Tutte le successive diluizioni vanno sempre preparate mescolando una goccia della diluizione precedente a cento gocce di solvente e dinamizzando cento volte (Fig. 1).
Le sostanze preparate secondo questo metodo, ideato da Hahnemann, sono definite centesimali perché il rapporto fra il soluto ed il solvente è di un centesimo, mentre sono dette decimali quando il rapporto è di un decimo cioè una goccia di T. M. o di una diluizione precedente aggiunta a dieci gocce di solvente e sono indicate con la sigla 1D, 2D, 3D, nD a seconda che si tratti della prima, seconda, terza, ennesima diluizione decimale (Fig. 2).
Un terzo tipo di diluizione Hahnemanniana è quella cinquantamillesimale la cui scala di deconcentrazione tra una diluizione e la successiva è 1/50.000.
Il procedimento di preparazione delle cinquantamillesimali è descritto dettagliatamente nella VI edizione dell'Organon al paragrafo 270.
Se ne riportano di seguito i punti salienti:
1ª operazione: misurare g 0,063 (corrispondenti alla antica misura di un grano indicata da Hahnemann) della sostanza da dinamizzare e g 6,3 di lattosio (proporzione 1/100);
2ª operazione: seguendo una particolare tecnica, dettagliatamente descritta da Hahnemann, versare il tutto in un mortaio di porcellana e pestare per circa un'ora in modo da ottenere una triturazione dal titolo 1/100;
3ª operazione: prendere dal mortaio g 0,063 della triturazione ottenuta e seguendo la stessa procedura, pestare il tutto, per circa un'ora, in un mortaio porcellanato contenente g 6,3 di lattosio, in modo da ottenere una triturazione dal titolo 1/10.000;
4ª operazione: prendere dal mortaio g 0,063 della triturazione ottenuta e seguendo la stessa procedura, pestare il tutto, per circa un'ora, in un altro mortaio di porcellana contenente g 6,3 di lattosio, in modo da ottenere una triturazione dal titolo 1/1.000.000;
5ª operazione: prendere dal mortaio g 0,063 della terza triturazione così ottenuta e scioglierli in cinquecento gocce di una soluzione composta di una parte d’alcol a novanta gradi e da quattro parti d’acqua distillata (T. M.);
6ª operazione: lasciare cadere una sola goccia di questa Tintura Madre in un flaconcino contenente cento gocce d’alcol a novantacinque gradi.
Ben tappato, s’imprimono a questo flaconcino cento forti scosse;
7ª operazione: con alcune gocce di questa prima dinamizzazione s’impregnano globulini della misura 00 (cento globulini di questa misura non devono superare il peso di g 6,3 e cinquecento globulini di questa misura devono venire tutti impregnati da una sola goccia) da conservare, asciutti, in un nuovo flaconcino contrassegnato dall'etichetta 1/LM;
8ª operazione: lasciare cadere in un nuovo flaconcino una goccia d’acqua semplice e uno solo di questi globuli (contrassegnati dall'etichetta 1/LM) e farlo sciogliere.
Dopo avere aggiunto cento gocce di alcol a novantacinque gradi, s’imprimono a questo flaconcino ben tappato cento forti scosse;
9ª operazione: con alcune gocce di questa seconda dinamizzazione s’impregnano altri globulini della stessa misura da conservare, asciutti, in un nuovo flaconcino contrassegnato dall'etichetta 2/LM.
Quest’operazione deve essere ripetuta tante volte fino a raggiungere la potenza desiderata.
Ogni globulino contiene la cinquecentesima parte (1/500) di una goccia e quando è disciolto in una goccia d'acqua e novantanove gocce d’alcol si ottiene il valore di diluizione di 1/500 moltiplicato per 1/100 che da come risultato 1/50.000.
Diluizioni non Hahnemanniane
Metodo di Korsakow (Fig. 3).
Le diluizioni korsakowiane prendono il nome da Korsakow, Medico dell'esercito Russo, che, seguendo le truppe durante le campagne militari, si trovava nell'impossibilità di seguire il metodo tradizionale Hahnemanniano perché questo prevede che ad ogni passaggio si usi un flacone vergine, non precedentemente utilizzato, al fine di evitare inquinamenti.
Sarebbe stato necessario avere a disposizione decine di migliaia di flaconi cosa questa, come ben si comprende, assolutamente impossibile in una campagna militare.
Korsakow pensò di utilizzare un unico flacone per ottenere la diluizione voluta di una sostanza procedendo come segue: ad esempio, se voleva preparare la quinta diluizione di Rhus toxicodendron, metteva direttamente nel flacone che conteneva la T. M., preventivamente vuotato, cento gocce di solvente, agitava energicamente cento volte.
Otteneva così la prima diluizione Korsakowiana (1ª K).
Per passare alla diluizione successiva vuotava la boccetta contenente la prima K e nello stesso contenitore aggiungeva altre cento gocce di solvente, dinamizzava cento volte ottenendo così la seconda diluizione korsakowiana (2ª K).
La tappa successiva consisteva nello svuotare ancora una volta il contenitore ed aggiungervi altre cento gocce di solvente; dinamizzava la nuova soluzione ottenendo la terza korsakowiana (3ª K) e così via fino alla diluizione voluta.
Il procedimento di Korsakow è possibile perché, per il fenomeno dell’adesione molecolare, quando si vuota il flacone che contiene una diluizione precedentemente preparata, una parte della stessa rimane aderente alle pareti del contenitore.
Questa quantità, secondo Korsakow, corrispondeva a circa una goccia per cui bastava solo aggiungere, nel flacone svuotato, cento gocce di solvente e dinamizzare per ottenere la diluizione successiva nello stesso contenitore.
Come si può ben comprendere, indubbiamente dimostrata l'efficacia clinica dei rimedi Korsakowiani, il metodo Hahnemanniano è rigoroso, permette, in qualsiasi luogo, di ottenere delle diluizioni che hanno delle caratteristiche ben precise, sovrapponibili e senza nulla concedere all’empiricità.
Il metodo di Korsakow non può essere considerato altrettanto rigoroso perché un momento importante della preparazione dei rimedi avviene in modo empirico; ciò nulla toglie alla validità terapeutica delle diluizioni Korsakowiane ed il loro uso può essere intrapreso tranquillamente senza timore d’insuccessi.
Metodo del Flusso Continuo
La preparazione delle diluizioni, con la tecnica del Flusso Continuo, è senza dubbio la meno rigorosa e quella che si discosta maggiormente dagli insegnamenti e dall’esperienza di Hahnemann.
Pur nella sua poco ortodossa procedura d’esecuzione, questo tipo di preparazione è attualmente l'unica che permette di ottenere diluizioni molto alte che, per ovvi motivi di tempo e di spazio, è impossibile raggiungere con il metodo centesimale Hahnemanniano o con quello di Korsakow.
Il metodo consiste nel far passare il solvente (acqua) attraverso una piccola "camera", di volume (v) noto, nella quale è inserita una ruota dentata che, girando velocemente, crea in seno al liquido una forte turbolenzaturbolenza assimilabile alla dinamizzazione.
Il soluto (soluzione da deconcentrare) cade nella camera attraverso un piccolo condotto, è diluito nel flusso del solvente che attraversa la camera stessa ed è simultaneamente dinamizzato mediante l'agitazione prodotta dal movimento della ruota dentata.
Volendo ottenere la diluizione N, conoscendo il volume della camera (v) ed il volume dell'acqua passata attraverso essa (V), si ha:

    V

N = ---------

      k x v

avendo immesso nella camera, attraverso il condotto, una quantità di diluizione pari ad 1/100 di v.
Dinamizzazione
Descrivendo i vari metodi di diluizione si è detto che, sempre, fra una diluizione e la successiva si devono impartire cento scosse al liquido deconcentrato che si ottiene di volta in volta.
Quest’operazione è detta dinamizzazione, energizzazione, o potentizzazione del preparato.
E' quest’operazione a rendere il liquido deconcentrato "diluizione omeopatica" con le caratteristiche medicamentose proprie del rimedio che si sta preparando.
Impregnazione
Una volta ottenuta la diluizione desiderata, con uno dei sistemi sopra descritti, si passa alla fase successiva detta impregnazione.
La diluizione non è somministrata tal quale bensì veicolata mediante un supporto solido inerte che è costituito da granuli o globulini di lattosio.
L'operazione è eseguita in un recipiente di vetro, ben pulito e sterilizzato, posto su un congegno atto a farlo girare sul proprio asse (che sarà inclinato di circa quarantacinque gradi).
Nel recipiente viene introdotto un quantitativo di granuli (o di globuli) tale che il rapporto tra essi ed il volume di diluizione da impregnare risulti essere 1/100.
Mentre il recipiente ruota sul proprio asse, facendo rotolare su se stessi i granuli (globuli) che contiene, l'operatore immette all'interno, mediante un sistema a spruzzo, il liquido destinato all’impregnazione; questo andrà a bagnare i granuli (o i globuli) in maniera uniforme ed essendo di grado alcolico piuttosto elevato (settanta gradi) non provocherà la loro dissoluzione ma evaporerà abbastanza facilmente lasciandone la superficie perfettamente asciutta e ben sferica.
Finalmente i granuli (o i globuli), così impregnati, sono pronti per essere condizionati nelle confezioni definitive.
I granuli, sferici, sono composti di una miscela di lattosio e saccarosio e vengono impiegati nelle impregnazioni di rimedi a diluizioni medio basse cioè a dire dalla 3ª CH alla 30ª CH.
I globuli, ugualmente sferici, di dimensioni più piccole dei granuli, sono impiegati nella preparazione di rimedi dalla 200ª CH in su.
Mentre i primi (granuli) sono adatti a confezioni per somministrazioni multiple, i secondi (globuli) sono destinati a confezioni monodose.