Dalla Mesoterapia alla Omeomesoterapia

Appunti di Biomesoterapia
Dalla Mesoterapia all’Omeomesoterapia: la Biomesoterapia
Centro Medico Omeopatico - Rimini

Cerchiamo innanzitutto di riassumere ed illustrare ciò che è la Mesoterapia Allopatica, storia, sviluppo e tecnica, e come siamo arrivati, nel nostro Centro Medico Omeopatico di Rimini, a sviluppare una Mesoterapia Omeopatica, che solo come punto di partenza ha quella Allopatica da cui si è affrancata poi definitivamente, sia come teoria che come tecnologia in una condizione nuova che s’innesta direttamente, anche come completamento, nella disciplina Hahnemanniana.
Il termine “Mesoterapia” appare ufficialmente per la prima volta, il 4 giugno 1958 sulla “Presse Medicale” per opera del Dottor Michel Pistor.
Egli l’aveva sperimentata da diversi anni e ne perfezionò in seguito alcune applicazioni, inventando anche una serie di strumenti ad essa congeniali.
Ci sono, come in tutte le scoperte, dei precursori.
Intanto un riferimento d’obbligo è all’Agopuntura.
Quest’antichissima tecnica nata come pare in India, ma diffusa e perfezionata in Cina, consiste nel conficcare degli aghi molto sottili, di lunghezze e materiale diverso, in determinati punti del corpo umano.
L’Agopuntura si dimostra efficace soprattutto nelle turbe funzionali e per alleviare dolori diversi.
La “Mesoterapia classica Allopatica”, si differenzia dall’Agopuntura, in quanto la zona in cui essa agisce è quella malata o il derma prospiciente ad essa, e non in particolari punti del corpo studiati dagli Agopuntori; inoltre la profondità della Mesoterapia è minima, 4, 6, 8 mm. (si penetra, al massimo, a livello del tessuto sottocutaneo) ed infine gli aghi della Mesoterapia sono pervii, in quanto devono inviare un farmaco nella zona.
Esistendo notevoli differenze, si può dire che solo in un caso la Mesoterapia è simile all’Agopuntura: ciò si verifica per la Mesoterapia a secco, cioè quel tipo di Mesoterapia che si limita alla stimolazione cutanea, senza introduzione di farmaci.
Altri precursori lontani possono dirsi tutti coloro che hanno utilizzato, in maniera più o meno scientifica, stimolatori cutanei d’ogni genere (come per es. i cataplasmi, le ventose, etc.).
Ricordiamo anche un meccanico tedesco, dotato d’intuito e spirito d’osservazione, che, un secolo e mezzo prima del Dottor Michel Pistor, aveva in certo modo precorso i suoi trattamenti a base di tante piccole iniezioni: si tratta di Karl Baunscheidt, il quale, avendo notato che, dopo essere stato punto da uno sciame d’api, gli si era attenuato il dolore da artropatia, costruì uno strumento formato da una piastra munita di 30 aghi, e curò con questa una serie ampia di malattie.
Non poteva essersi reso conto, ovviamente, di essere un precursore della Riflessoterapia. Un’importante innovazione, dettata dalle necessità del momento, fu attuata a Parigi nel 1870.
Durante l’assedio della città, essendo venuti a mancare i medicinali, si cominciarono a praticare delle iniezioni intradermiche d’acqua distillata, con l’iniziale intento di portare un illusorio sollievo, specie ai morfinomani, che reclamavano, a tutti i costi, le iniezioni di narcotico.
Si notò che queste iniezioni avevano un grande effetto analgesico locale e si cominciarono ad usare nella cura d’artriti, reumatismi, nevralgie, etc. (questo metodo si può paragonare a quello che attualmente chiamiamo Mesoterapia in bianco).
In seguito, al ritorno della normalità, tale procedimento fu stranamente dimenticato.
Non potremmo però dire di avere terminato questa rapidissima carrellata se non parlassimo di un Medico Italiano, che dopo aver tanto viaggiato in tutte le regioni del Mondo, tentò di diffondere in Italia la Mesoterapia a secco.
Si tratta del veneziano Dottor Pietro Orlandini, che aveva potuto costatare, in diverse parti del mondo, l’efficacia curativa delle leggere punture praticate, sulla parte dolorante o malata, da stregoni, sciamani, o da altri curatori non scientifici, dotati però d’intuito o di lunga esperienza.
Un pettine d’aghi, da lui portato in Italia dall’Africa, è ora al Museo di Storia della Medicina dell’Università di Roma e, nella sua apparente rozzezza si avvicina ai raffinatissimi strumenti multipuntori che sono usati in Mesoterapia.
Il dolore, secondo Orlandini, può avere sede in qualsiasi punto della superficie cutanea; bisogna cercare di colpirlo dove il capriccio delle innumerevoli diramazioni nervose lo proietta nel trasmetterlo dalla parte malata verso l’esterno.
Si provoca così il riflesso terapeutico di rimbalzo trasmettendo dalla superficie dolorante il beneficio all’organo malato.
Dice Orlandini: “Naturalmente non sempre si può ottenere un risultato positivo; per esempio, se il dolore nasce da un fattore meccanico, da una causa citologica o da certe malattie organiche.
Spesso tale metodo è efficace nelle artriti, nelle nevralgie del trigemino, nelle emicranie ed in molte altre malattie”.
La fama del Dr. Orlandini ebbe una certa risonanza dopo che la sua cura dimostrò la propria efficacia in molti casi (curò tra l’altro, e guarì, riportandola in perfetta efficienza, la mano del famoso compositore Francesco Malipiero, affetto da grave artralgia alle articolazioni metacarpo- falangee).
In Italia la conoscenza della tecnica Mesoterapica sarebbe dovuta essere facilitata dal fatto che il Dr. Orlandini che ormai riconosciamo come il più valido precursore della Mesoterapia e per certi versi il primo Mesoterapeuta, l’aveva usata per molti anni diffondendone la pratica.
Ma il modesto (perfino troppo) Medico veneto non aveva per nulla propagandato la sua scoperta, non aveva cioè creato una scuola od un’organizzazione e così la sua rinomanza non si allargò oltre una cerchia di Pazienti riconoscenti e di Colleghi spesso diffidenti.
Solo dopo il 1958 la Mesoterapia Allopatica, nella sua forma più completa, e cioè quella con iniezione di farmaci (Mesoterapia medicamentosa), fu resa nota in Francia dal Dottor Michel Pistor.
Gradualmente, alcuni Medici Italiani più attenti, più aperti al nuovo, più curiosi e desiderosi di conoscere, s’interessarono a questa tecnica e si recarono a Parigi per apprenderla e verificarne i risultati.
Fu intorno al 1970 che questi contatti assunsero un certo ritmo e regolarità e la Mesoterapia poté uscire dall’ambito di un’attività professionale individuale ed isolata per assumere i connotati di un vero e proprio movimento che si andava affermando in campo medico.
In una conferenza scientifica a Roma il 4 luglio 1974 il Dr. Pistor presenta, per la prima volta in veste ufficiale, la Mesoterapia in Italia, parlando sul tema “Mesoterapia, una nuova concezione terapeutica”.
A Roma, il 3 Marzo 1975, è fondata la Società Italiana di Mesoterapia (Allopatica).
La Mesoterapia Allopatica secondo quello che dice l’Enciclopedia Universale Francese è in sintesi: “Una metodica terapeutica allopatica, leggera, polivalente e regionalizzata; allopatica, perché fa uso di medicamenti della farmacopea ufficiale; leggera per il Paziente che riceve dosi molto basse di farmaci e per l’Ente Assicurativo Assistenziale che in questo modo spende meno; polivalente, perché è applicata in malattie diverse, che possono interessare varie branche specialistiche; loco regionale, perché i farmaci, con strumentario particolare sono iniettati nel derma, sede della lesione o prospiciente la lesione stessa, oppure nel derma del metamero corrispondente”.
Insomma, si definisce la Mesoterapia Allopatica ufficiale, come trattamento medico, iniettivo, intradermico, con farmaci della Farmacopea Ufficiale, di cui talora sfrutta il sinergismo delle associazioni, introdotti con uno strumento particolare, che utilizza anche l’azione riflessoterapica delle piccole iniezioni.
Da queste varie definizioni si arriva facilmente a cogliere i molteplici aspetti che caratterizzano la Mesoterapia e che possono essere così sintetizzati:
- è una tecnica iniettiva;
- le iniezioni sono fatte fondamentalmente a livello del mesoderma;
- l’intervento è locale e non a distanza,
- le iniezioni sono molteplici;
- le dosi sono minime.
Analisi delle caratteristiche della Mesoterapia.
Specifichiamo le caratteristiche della Mesoterapia con farmaci Allopatici che consistono in: una terapia iniettiva particolare:
a) che agisce con meccanismo riflessoterapico (microtraumi);
b) che agisce con meccanismo farmacodinamico specifico;
c) che ha una particolare sede iniettiva: l’intradermica;
d) che realizza un intervento locale, in corrispondenza delle lesioni o nel derma ad esse prospiciente o nel derma del metamero corrispondente;
e) che è contraddistinta dalle molteplicità delle inoculazioni;
f) che è caratterizzata dalla minimalità del dosaggio farmacologico.
Sviluppiamo quanto sopra:
a) in particolare la riflessologia antalgica si rifà al gesto naturale dell’uomo comune che senza alcuna nozione di neurofisiologia, pratica un intervento riflessologico vero e proprio, allorquando fa da se stesso una frizione in corrispondenza di una qual si voglia parte dolente.
Lo stesso Pistor rivela nel suo libro che la sollecitazione all’introduzione della tecnica Mesoterapica gli è venuta allorché, Medico di fabbrica, osservava che gli operai, quando si ustionavano, solevano rimettere la parte ustionata in vicinanza di un ferro rovente allo scopo di attenuare il dolore realizzando empiricamente il detto popolare dice lui: “chiodo scaccia chiodo” (diciamo invece noi Omeopati: “similia similibus curentur”).
Pistor in particolare, partendo da tutto ciò, ha riconosciuto come base teorica dell’atto Mesoterapico un’impostazione concettuale di tipo riflessoterapico, allorché con la sua Teoria delle equivalenze dolorose afferma che un dolore antico e permanente può essere inibito, quando si provochi nella stessa zona un dolore molto breve più intenso.
Però la Mesoterapia non può essere interpretata in chiave di riflessoterapia solamente di tipo antalgico, ma anche di tipo trofico bio umorale mediata dal microcircolo, come si presenta nella patologia traumatica o degenerativa.
Infatti, nella patologia di questo tipo, nel primo minuto dell’infissione degli aghi si ha una notevole attenuazione del dolore per una riflessoterapia antalgica vera e propria.
Dopo tre, quattro minuti circa si assiste di solito ad attenuazione o scomparsa degli scrosci articolari e ad una detensione articolare, nei casi in cui è aumentata la pressione endoarticolare per presenza di un idrarto o emartro.
Ciò non trova spiegazione, data la rapidità dell’evento, in un’azione da parte del farmaco, che comincia ad agire solo dopo circa mezz’ora (Pizurra), ma piuttosto in un’azione riflessa del microcircolo atta a produrre modificazioni rapide, sia qualitative sia quantitative, del contenuto intrarticolare, e in una decontrazione muscolare con allontanamento reciproco dei capi articolari che si ha sempre per via riflessa.
La stimolazione cutanea vale come riflessoterapia iperstimolante anche in patologia a distanza.
Il francese Jarricot, ha dimostrato esservi una precisa corrispondenza tra un disturbo organico o funzionale di qualsivoglia viscere interno (polmone, stomaco, vescica, utero, intestino, ovaie, etc.) e una zona precisa e predeterminabile di proiezione cutanea del dolore.
Quindi, da un lato, ad un organo viscerale alterato corrisponde un’iperalgesia superficiale, cioè un’intensa dolorabilità anche allo sfioramento di una precisa zona cutanea, dall’altro il riscontrare una zona cutanea iperalgesica, ci fa risalire al riconoscimento diagnostico dell’organo malato.
D’altra parte la stimolazione di tale zona cutanea è in grado di interferire sulla patologia dell’organo/viscere corrispondente modificandola in senso equilibratore.
b) Il meccanismo d’azione dei vari farmaci che vengono di volta in volta inseriti nel cocktail farmacologico è il medesimo che si ha allorché si somministrano i farmaci stessi per le vie classiche.
La Mesoterapia Allopatica utilizza invece una via d’introduzione di farmaci per cui essi riescono in minor tempo e in maggiore concentrazione a giungere direttamente nei singoli settori dove svolgono la loro azione.
La loro propagazione avviene per diffusione e, se non per piccoli tragitti, senza l’intermediazione del circolo.
L’azione di un antiflogistico, come il Ketoprofene, per esempio, sarà quella quadruplice ben nota, di inibizione della sintesi delle prostaglandine, antibradichininica, antiaggregante piastrinica e infine di stabilizzazione delle membrane lisosomiali, con effetto di sedazione del dolore, di risoluzione della flogosi locale, diminuzione dell’entità dell’edema e quindi sblocco dell’inibizione funzionale.
Questo per fare solo l’esempio di un farmaco del cocktail.
Dal momento, infine, che ogni cocktail ha come farmaco base la procaina o la xilocaina (ovvero carbocaina) avremo anche per questa un’azione riflessoterapica, in questo caso però di tipo ipostimolante per blocco anestetico delle terminazioni nervose periferiche, accanto all’azione specifica diretta, rispettivamente trofica e vasodilatatrice per la procaina, vasocostrittrice per la carbocaina.
E’ questo il secondo meccanismo reflessoterapico che prendiamo in considerazione in Mesoterapia dopo di quello iperstimolante microtraumatico.
c, d) Peculiare è inoltre la sede intradermica prospiciente la zona alterata o in corrispondenza della zona stessa (intervento locale) e del metamero corrispondente.
Se il Paziente è curato con farmaci presi per via orale o iniettati per via intramuscolare od endovenosa, il farmaco somministrato per le vie classiche di somministrazione, una volta in circolo, è distribuito a tutto l’organismo in parti diverse secondo la portata circolatoria dei vari organi (farmaco-cinetica).
Perciò nella zona malata arriva una piccola quantità di farmaco che diventa minima od addirittura nulla se in quel punto vi sono turbe microvasculo tessutali che sogliono quasi sempre accompagnare le diverse forme morbose.
In parole più semplici, constatiamo che il farmaco viene modificato e diluito nel lungo percorso che intercorre dal luogo di somministrazione alla parte malata (cui rischia addirittura di non pervenire affatto); mentre si distribuisce in zone dove esso non solo non risulta utile ma è addirittura dannoso.
Ne consegue che, con le vie di somministrazione tradizionali, il volume e la concentrazione del farmaco che iniettiamo nell’organismo, devono essere notevoli per poter sperare che almeno una parte di esso arrivi in corrispondenza della zona alterata in concentrazione utile per esplicare la sua attività terapeutica (farmaco-dinamica).
Se invece il nostro intervento avviene direttamente nella parte ammalata o, in prospicenza di essa (dermatomero), ne occorrerà una quantità minima in volume ed in concentrazione e inoltre si risparmieranno organi e zone non interessate a ricevere il farmaco stesso.
Non trascuriamo infine la maggiore rapidità con cui si ottengono gli effetti con l’intervento in loco.
e, f) Quanto alle molteplicità delle inoculazioni e alla minimalità del dosaggio farmacologico di volta in volta impiegato, vi è da dire che un secondo condizionamento che i medici si sono portati dietro dai tempi dell’invenzione della siringa con ago pervio del Dr. Pravaz, è quello dell’unicità della singola inoculazione che comporta un notevole volume di farmaco da introdurre ogni volta per via parenterale.
Si è invece costatato come sia più opportuno adottare un sistema di numerose e piccolissime inoculazioni fatte sul luogo della lesione o del dolore ad una profondità minima.
S’interessa così tutta la zona dove si vuole intervenire ed inoltre la scarsa irrorazione della zona di deposizione del farmaco ne impedisce il rapido allontanamento rendendone in pari tempo l’azione più duratura con dosaggio minimo.
Con la Mesoterapia si interviene, quindi localmente e non a distanza dalla lesione e praticano tanta piccole iniezioni ciascuna con dosi minime di farmaco e si ottengono così diversi risultati positivi:
1) La certezza che il farmaco arrivi alla zona malata.
2) La maggiore rapidità con cui il farmaco la raggiunge, ed inizia la sua specifica attività.
3) La minore quantità di farmaco che occorre impiegare.
4) La maggiore concentrazione locale di farmaco ottenuta pur con dosi minime.
5) La maggiore durata dell’azione farmacologia.
6) Assenza di ogni rischio di coinvolgimento di parti sane in un trattamento per esse non necessario (per lo meno secondo la concezione omeopatica).
Aggiungiamo a quanto sopra che ricerche riferite da Pizurra, Binaglia e Marconi sulla farmaco dinamica di medicamenti, quali la procaina ed il Sodioketoprofene, introdotti in cavie con somministrazioni parallele per ciascun farmaco, sia per via intradermica che per via intramuscolare, hanno dimostrato, per la procaina, che il farmaco iniettato per via intramuscolare non compare mai a livello dermico intramuscolare ed intrarticolare, mentre inoculato per via intradermica è ben rappresentato ai tre livelli (dermico, muscolare, articolare), raggiungendo la massima concentrazione nel derma dopo 30 minuti.
Così pure nel muscolo comportandosi analogamente sia pure con concentrazioni leggermente inferiori; ed infine nell’articolazione raggiunge la concentrazione massima dopo un’ora, permanendo ancora dopo 10 ore dall’inoculazione.
Per il Sodioketoprofene (Flexen) le ricerche hanno dimostrato che inoculato per via intramuscolare nella cavia (nei muscoli dell’arto inferiore, faccia volare), è dosabile solo a livello articolare dove raggiunge concentrazioni molto basse e scompare dalla 4ª ora in poi.
Qualora sia iniettato con tecnica Mesoterapica intradermica:
a) nella cute raggiunge la massima concentrazione dopo 30 minuti ed è ancora dimostrabile alla sesta ora.
b) nel muscolo raggiunge alti valori di concentrazione in senso assoluto: la concentrazione massima è tra la 6ª e la 12ª ora, e solo dopo 24 ore comincia a diminuire.
c) nell’articolazione compare a concentrazioni inferiori che nel muscolo. Aumenta dopo 30 min. ed è presente a 18 ore e dosabile a 24 ore e solo allora comincia a diminuire.
Strumentario della Mesoterapia
Dato che la Mesoterapia interviene su una zona, a volte estesa, alterata o dolorante con numerose piccole iniezioni, era naturale che si studiassero degli strumenti dotati di molti aghi per facilitare il compito del medico e accrescere la rapidità d’intervento.
Quindi occorrevano strumenti che consentissero la distribuzione contemporanea ed uniforme del farmaco stesso.
Un maggiore traumatismo degli strumenti (multiniettori) è anche utile contribuendo a liberare catecolamine locali che potenziano l’azione lipolitica dei componenti dei cocktails.
E’ stato Pistor a ideare i vari tipi di multiniettori.
I vari multiniettori in metallo sono scelti secondo la sede e del tipo della lesione da trattare.
Sono necessarie sedute distanziate nel tempo e più o meno numerose in base al tipo di malattia e della sua evoluzione anatomo-clinica.
Fra gli strumenti più noti citiamo:
a) I multiniettori rotondi da 5/7/12/18/36. La siringa è collegata ad una piastra rotonda con numerosi coduli su cui sono inseriti tanti piccoli aghi (aghi di Weber) che vengono a contatto con la pelle contemporaneamente.
b) I multiniettori lineari. La siringa è collegata ad una piastra rettangolare allungata sui cui coduli sono inseriti 5/7/12 aghi disposti linearmente.
E citiamo infine solo a scopo illustrativo il Pistormatic che è lo strumento più sofisticato ma che si è dimostrato anche il più delicato, il più costoso ed in effetti anche il meno efficace.
E’ un iniettore elettronico formato da due apparecchi distinti:
- Iniettore automatico a forma di grossa pistola;
- cassetta elettronica
collegati da un cavo conduttore.
Tale iniettore, che funziona elettricamente, è attivato mediante pressione sul pulsante.
Si regola precedentemente la velocità d’iniezione a seconda della profondità che si ritiene opportuno raggiungere e la quantità del farmaco da iniettare.
In effetti, in teoria, la versatilità dell’apparecchio consentirebbe tre tipi di programmi:
- colpo dopo colpo, con cui è consentito di praticare un’iniezione o meglio un’inoculazione ogni qualvolta si spinge il grilletto;
- iniezione continua che consente un’inoculazione di quantità più grandi in un dato punto;
- iniezione a raffica, colpo dopo colpo automatizzato (senza premere ripetutamente il grilletto, con una cadenza d’inoculazione che teoricamente si dovrebbe programmare).
La poca praticità stante, la delicatezza del meccanismo facile ai guasti, l’elevato costo ed il fatto che è programmato soltanto per una siringa da 10 cc. ha trovato scarsa utilizzazione nella Mesoterapia.
Dalla Mesoterapia all’Omeomesoterapia: Biomesoterapia.
Le ragioni, che ci hanno spinto ad interessarci d’Omeomesoterapia (Biomesoterapia), evoluzione della Mesoterapia ottenuta avvalendoci delle cognizioni d’Agopuntura, Zone grilletto, Punti di Weihe, Podologia, Neuralterapia e Auricolopuntura, Omotossicologia sec. Reckeweg, EAV e MORA, applicando la Medicina Omeopatica Hahnemanniana alla società d’oggi (senza modificarne lo spirito o l’essenza) con nuovi mezzi tecnico-curativi, sono diverse e molteplici quali:
1- Il malato della fine del nostro secolo è un soggetto con organismo coperto da infinite stratificazioni tossiche. Citiamo per esempio:
a) Le sindromi cosiddette iatrogene immediate (le statistiche Nord Americane dell’83 riportate nell’FDA Bullettin per i ricoverati negli ospedali U.S.A. portano una percentuale di circa il 32% di forme che si possono identificare come immediatamente dovute a farmaci allopatici).
b) Le sindromi iatrogene pregresse nel tempo che sfuggono alle statistiche ufficiali allopatiche, e che un Medico Omeopatico fa giustamente risalire ad un farmaco Allopatico usato come soppressivo curativo addirittura molti anni prima (eczema = cortisone = guarigione apparente, seguita poi da ulcera gastrica; Asma =cure Allopatiche = cosiddetta guarigione seguita nel tempo da eczema; Broncopolmoniti =antibiotici =guarigione poi nevrosi, crisi d’ansia, depressioni; Artrosi = antiflogistici = miglioramento poi calcolosi biliare, etc.).
c) L’azione negativa di smog, inquinamento, pesticidi, insetticidi, coloranti, fall out radioattivi, conservanti, concimi chimici, lieviti chimici, additivi, dolcificanti sintetici ecc.
2- Il malato della fine del nostro secolo è un soggetto con atteggiamento mentale completamente diverso da quello del secolo scorso.
Si trova con i propri ritmi biologici completamente sovvertiti (sia nel ritmo sonno-veglia che nell’alimentazione lavoro relax relazioni sociali, sessuali, etc.) ed è subornato dagli infiniti stimoli sensoriali: sonori, visivi, tattili, olfattivi, della vita quotidiana, con infiniti problemi di lavoro e sociali che sono inconsciamente scaricati sui vari distretti del corpo meno resistenti.
Il malato quindi è spinto a cercare un sollievo immediato della propria sofferenza (la pillola-mania come rimedio subitaneo) senza nessuna preoccupazione dell’eventuale azione dannosa secondaria nel tempo.
Infatti, l’individuo vive completamente immerso nel presente, afflitto dalla mancanza di tempo, proiettato come una falena verso la combustione finale (lavoro come guadagno = benessere con mancanza di sofferenza, appiattimento dei valori morali, soddisfazioni dei desideri provocati artificialmente dalla vita consumistica) dimentico completamente del passato e delle proprie origini, insoddisfatto del proprio stato presente, indifferente (a livello razionale) del proprio futuro, ma consapevole a livello istintivo dell’ineluttabilità di esso, e del rapido deterioramento del proprio organismo, con immediato e crudele ostracismo non appena arrivato a tale stato, da parte dei più giovani, che incombono.
Il paziente di oggi è quindi spesso un essere sottoposto a continuo lavoro, spesso non congeniale e gradito, che si agita freneticamente per soddisfare bisogni creati artificialmente, in fuga da se stesso, dimentico delle proprie tradizioni (che esistono però ben salde a livello inconscio) immerso apparentemente in un presente che sembra a tratti soddisfarlo ma in corsa ineluttabile verso un futuro incerto e grigio.
Concludiamo, per il Medico Omeopata, dicendo che per le suesposte ragioni oggi egli ha di fronte Pazienti con mind e body ben diversi da quelli ai tempi di Hahnemann.
Quindi:
- Vi è difficoltà maggiore del colloquio e visita Omeopatica per trovare il desiderato policresto e la diluizione adatta.
- Vi è una diseducazione sanitaria del Paziente che è abituato alle cure Allopatiche (tutto e subito).
- Si osservano aggravamenti sempre più numerosi e che, non sempre, seguono la legge di Hering e che sono mal sopportati dal malato.
- Inevitabili i tempi lunghi per le forme croniche, maggiori che per il passato e con aggravamenti a volte imponenti e non ortodossi e con l’impazienza del soggetto a sopportare tutto ciò.
- L’Omeomesoterapia (Biomesoterapia) è indispensabile, quindi, per abbreviare i tempi, (azione drenante), eliminare gli aggravamenti dando al paziente inoltre un subitaneo sollievo (infondendogli così fiducia e pazienza nel continuare le cure).
Sviluppi teorici pratici realizzati dal Centro Medico Omeopatico di Rimini
1) Eliminazione delle piastre metalliche e sostituzione delle stesse con piastre a perdere in materiale plastico inerte.
2) Necessità della diagnosi mirata Omeopatica con riscontro della positività dal punto di Weihe o RIMO.
3) Diluizione decimale della procaina. Diluizione decimale del cocktail.
4) Indicizzazione dei meridiani Agopunturali e Zone grilletto (Trigger zones).
5) Punti o zone podalici.
6) Campi perturbanti (cicatrici, spine irritative, etc.)
7) Applicazione dell’EAV sec Völl in Mesoterapia.
1. Eliminazione delle piastre metalliche:
La Mesoterapia deve essere considerata una tecnica chirurgica a tutti gli effetti, e gli operatori devono essere ben consapevoli.
Questo presuppone l’assoluta ottemperanza ai criteri d’igiene (sterilità degli strumenti e del campo operatorio) accertamenti di routine (elettrocardiogramma, esami di laboratorio, RX, etc.), e prevenzione degli inconvenienti che un atto chirurgico, grande o piccolo, presuppone.
In effetti, fino ad ora, la sterilità del materiale operatorio, (ci riferiamo alle piastre metalliche in particolare) è stata il vero punto dolente della pratica Mesoterapica, che ha minato soprattutto la diffusione dell’uso dei rimedi Omeopatici a causa dell’estrema sensibilità degli stessi a qualsiasi fattore interreattivo.
Le piastre metalliche attualmente in commercio non offrono nessuna garanzia, non solo di ottenere sterilità, ma nemmeno un grado accettabile di pulizia (residui di carbonizzazione dell’acqua di bollitura e residui di medicamenti usati in precedenza all’interno delle piastre).
E’ ben nota l’impossibilità di effettuare una pulizia interna pre sterilizzazione anche minimamente efficace.
Si è cercato di ovviare a questo con l’uso di piastre apribili, ma in maniera insufficiente, a causa del fatto che pur sempre gli ugelli d’uscita (e quelli d’entrata) restano ermetici ai tentativi di pulizia e permanentemente incrostati.
Questo nocumento della purezza d’azione farmacologia dei farmaci classici (il Mesoterapista lavora a suo rischio e pericolo in caso d’effetti lesivi conseguenti ai materiali usati), unito alla mancanza di garanzia della sterilizzazione, ha, fino ad ora, impedito l’uso del potenziale costituito dai rimedi Omeopatici notoriamente sensibilissimi sia all’influenza dell’ambiente in cui si trovano a sostare, (siringhe di vetro, piastre metalliche), che di quello biologico in cui si trovano ad agire (facile possibilità di fortunose antidotazioni).
Altri fatti negativi sono:
a) Costo delle attrezzature (i multiniettori metallici sono costosi ed il loro ammortamento molto lento e l’usura molto rapida).
b) Difficoltà e lentezza della messa in opera (il Paziente che manca all’appuntamento significa nuova sterilizzazione della piastra).
c) La rottura di uno degli ugelli, o di più di uno, evento frequente a causa degli stress termici da sterilizzazione sul metallo, porta necessariamente alla sostituzione della piastra con la perdita totale dell’investimento.
d) Necessità della programmazione anticipata delle sedute che si ricollega alla lentezza della messa in opera di cui sopra.
e) Difficoltà di trasporto per prestazioni domiciliari (cestelli e telini sterili) o comunque d’urgenza (blocco lombare acuto, per es.).
f) Costo del personale adibito o comunque dei tempi di pulitura e sterilizzazione (infermiera, medico stesso, autoclave, etc.).
g) Costo del corredo sterile (telini e cestelli sterilizzabili) e sterilizzazione degli stessi.
A completo sollievo di questo insieme di problemi assolutamente limitativi dell’attendibilità, praticità, sicurezza del metodo (proibitivi per l’Omeomesoterapia (Biomesoterapia) data l’inefficacia dei rimedi Omeopatici usati con piastre metalliche), della sua costanza d’efficacia nonché, in prospettiva, della diffusione su larghissima scala della Mesoterapia, è in commercio finalmente tutta la gamma delle piastre a vario numero d’ugelli (5/7/12/18) sia tonde sia lineari in materiale plastico neutro, per uso medico, sterilizzate, usa e getta, facilmente e prontamente utilizzabili, in comodo contenitore (come le siringhe monouso) adattabili alla normale siringa di plastica in commercio.
Insomma ormai per la Mesoterapia con gli aghi monouso, piastre monouso, siringhe monouso, non esistono più ostacoli di strumentario limitanti gravemente il suo impiego.
2. Necessità della diagnosi omeopatica, o di rimedio o di complessi di rimedi
Per ogni Paziente che è sottoposto all’Omeomesoterapia (Biomesoterapia) deve essere messo a punto con precisione il rimedio o il gruppo di rimedi che coprono, quanto più possibile, la sintomatologia in esame, con il riscontro dei punti somatici di corrispondenza (punti di Weihe e RIMO).
Per la diagnosi di gruppo di rimedi va ricercata la rispondenza dei punti dolorosi podalici e di quelli dei meridiani d’Agopuntura.
Quando sia impossibile trovare l’esatta corrispondenza con un singolo rimedio Omeopatico si fa ricorso all’indagine delle zone podaliche dolenti (piene o vuote; diagnosi d’organo) e all’indagine Agopunturale.
In conformità a questi rilievi, si risale al gruppo di rimedi più idonei all’organo o agli organi in rapporto al corteo sintomatologico.
3. Procaina dal 2% alla prima decimale (DH 1) con 10 o 20 dinamizzazioni
Sarà necessario per una corretta seduta d’Omeomesoterapia (Biomesoterapia) portare alla prima o seconda decimale la procaina al 2% dinamizzata almeno 20 volte.
Abbiamo visto che, nella pratica pluriennale Omeopatica, rispondevano meglio i Pazienti trattati con la procaina alla prima o seconda decimale piuttosto che i pazienti trattati con la procaina all’1, 2%.
E’ naturale che, conformemente alla concezione Omeopatica, la procaina alla seconda decimale con relativa dinamizzazione avrà un’azione più profonda e duratura della procaina a l, 2% non diluita e dinamizzata.
4. Meridiani Agopunturali e Zone grilletto, corrispondenza in Mesoterapia.
L’Agopuntura ci offre un ulteriore ausilio terapeutico permettendoci di individuare nelle varie sindromi che analizziamo, la corrispondenza con un sistema organo- viscerale, influenzabile dall’esterno attraverso il trattamento mesoterapico del o dei meridiani interessati.
Associando diagnosi di rimedio Omeopatico, diagnosi Agopunturale di sistema organo-viscerale / Meridiano collegati ai punti interessati, otteniamo un grande affinamento diagnostico nel senso del confronto tra sindrome, qualità del rimedio, sua potenza (potenza è sinonimo di dinamizzazione e diluizione riferendosi ai rimedi Omeopatici) e precisione dei punti d’impianto.
Il sinergismo terapeutico è vantaggioso: stimolazione farmaco dinamica mirata attraverso il medicamento o medicamenti Omeopatici di gruppo, che si adattano squisitamente all’insieme dei sintomi, stimolazione energetica (riflessa secondo alcuni) attraverso la puntura di zone a colloquio energetico, sia lungo il decorso dei meridiani, che al di fuori, possibilità d’individuazone e di messa in attività nel trattamento di zone Trigger corrispondenti, che in altra maniera sarebbero state ignorate (o evidenziate con ben maggiore difficoltà).
5. Punti podalici
Cercando di semplificare la Mesoterapia e di potenziarla nei casi ribelli, ci si avvalse inoltre degli studi, circa la stimolazione ed il massaggio podalico, dell’Ingham, che, nel 1938, rifacendosi a Fitzgerald, che fin dal 1872 aveva elaborato la teoria zonale, polarizzò la sua attenzione sul piede, dimostrando esservi in esso tutte le proiezioni dell’intero corpo umano.
Lo sviluppo della Podologia, in questi ultimi anni, con elaborate tecniche di massaggi e manovre podaliche e d’elettrostimolazione delle stesse, stimolò allo studio accurato del piede d’ogni Paziente riscontrando perfetta corrispondenza fra l’impianto Mesoterapico dei punti dolorosi podalici e la risposta di guarigione.
Oggi ci avvaliamo delle mappe dell’Ingham perfezionate, per la ricerca dei punti dolenti, vuoti, pieni, etc. dei Pazienti che si presentano per l’Omeomesoterapia (Biomesoterapia).
Il Paziente, che si presenta con un dolore sacro lombare, ha dolente il punto dell’intestino crasso, quindi non sempre, apparentemente, vi è accordo fra sindrome e punto doloroso corrispondente alla mappa podalica.
Indubbiamente, il più delle volte, ad un’artrosi cervicale corrisponde il punto d’artrosi cervicale del piede, come pure per una sofferenza colica corrisponde il punto del grosso intestino.
Qualche volta, tuttavia, bisogna andare a ricercare i punti dolorosi, o pieni o vuoti, altrove trattandosi sempre, in Podologia, di diagnosi eziologia.
Se troviamo un piede scarico, cioè vuoto, allora cerchiamo di caricarlo stimolando il punto corrispondente della mano o pungendo il punto corrispondente in Auricolopuntura.
Quasi sempre, dopo tali stimolazioni i punti caratteristici del piede si caricano e si presentano dolorosi e pieni (corrispondenza Alto / Basso in Agopuntura).
Bisogna sottolineare che vi sono variazioni stagionali nella positività della risposta del piede all’indagine.
In generale in estate la diagnostica podologica è più difficoltosa per il numero limitato delle zone dolorabili di facile rilievo.
Nello stesso periodo è bene effettuare i rilievi diagnostici sia primitivi sia di conferma anziché sul piede, sull’orecchio, il quale in questo periodo risulta più attivo.
L’inverso avviene in inverno (prevalenza Yin Yang).
6. Campi perturbanti, Neuralterapia
L’esperienza ci ha insegnato che la terapia dei campi perturbanti dei Neuralterapisti ha ragione di essere.
Infatti, secondo i Medici Tedeschi fratelli Hünecke:
a) Ogni malattia cronica può essere provocata da un campo perturbante (fin qui niente di nuovo per l’Omeopatia).
Il fenomeno è esteso a tutte le malattie.
b) Ogni zona del corpo può diventare campo perturbante.
c) L’iniezione d’anestetico locale diluito, effettuata nel campo perturbante, guarisce la malattia da questo provocata, nei limiti in cui la lesione sia anatomicamente reversibile.
Sono probanti i lavori fatti da 5 scienziati viennesi: Fleischlecker, Hopfer, Kellner, Pischinger, Stacher dell’Università di Vienna.
Costoro, con accurati e lunghi studi in équipe, hanno provato, in modo sicuro, che il campo perturbante è costituito da cellule che hanno perduto la capacità di mantenere la loro carica elettrica, ossia non sanno e non possono più ripolarizzarsi, dopo che uno stimolo qualsiasi le abbia depolarizzate.
Com’è noto, gli stimoli nervosi di qualunque genere scaricano, cioè depolarizzano le cellule che stanno lungo la via interessata.
Ma dopo un breve tempo la pompa sodio-potassio ricarica la cellula a spese dell’energia fornita dal resto dell’organismo che la produce attraverso i cicli fisiologici d’ossidoriduzione.
Se una cellula si ammala essa viene ancora scaricata dallo stimolo nervoso, ma, per un difetto della pompa sodio-potassio, non sarà più in grado di ricaricarsi, per cui resta scarica.
Non sarà ancora una cellula morta, ma può considerarsi tale, almeno funzionalmente, perché non svolge più le funzioni indispensabili alla vita dell’organismo stesso.
Però l’infiltrazione di procaina diluita, la cellula ammalata che si trovava a zero millivolts, cioè scarica e non funzionante, arriva subito a 290 millivolts, per 15/20 minuti per poi stabilizzarsi a 90 millivolts (carica normale di una cellula).
La pompa sodio potassio ha ripreso a funzionare completamente.
Rimane a 90 millivolts per un tempo variabile da alcuni giorni ad alcune settimane, poi lentamente si azzera.
Con nuove iniezioni di procaina diluita si rimette in funzione la pompa sodio potassio e la cellula si normalizza restando tale per un tempo sempre più lungo.
Si diradano quindi le iniezioni di procaina fino ad ottenere la normalizzazione del campo perturbato.
La teoria dei campi perturbanti, dimostrata scientificamente, è molto suggestiva anche per spiegare in parte l’azione dell’Omeomesoterapia(Biomesoterapia).
Ci si avvale da un punto di vista pratico di essa per pungere tutte le cicatrici laparatomiche o post-traumatiche e tutti i possibili foci perturbanti (tonsille, granulomi, etc.).
Infatti, si era notato che, quando si trascuravano tali lesioni, non sempre si otteneva con immediatezza il risultato sperato.
Dopo un ciclo di Omeomesoterapia (Biomesoterapia) ci troviamo di fronte un Paziente fiducioso, aperto, tranquillo, ben disposto a continuare il colloquio Omeopatico senza il timore di aggravamenti preoccupanti, aperto all’indagine del policresto che si adatti in maniera mirata, precisa alla sua sintomatologia, per ottenere in maniera sicura la partenza verso una guarigione definitiva.
Dobbiamo anche renderci conto che l’Omeomesoterapia (Biomesoterapia), visti i risultati immediati e probanti ottenuti, si può usare con Pazienti non disposti ad intraprendere cure Omeopatiche, ma che poi, per il sollievo ottenuto e la scomparsa della sindrome, finiscono con il convertirsi al sistema Hahnemanniano.
L’auspicio è quindi che la Mesoterapia entri sempre più come metodica di primo impiego in ogni gabinetto Medico.
A maggior ragione, l’Omeomesoterapia (Biomesoterapia) che è completamente priva degli effetti collaterali indesiderati che turbano spesso la Mesoterapia Allopatica e che ha risultati a breve e soprattutto a lungo termine, dovrebbe essere fatta propria da ogni Medico interessato alla cura dei propri Pazienti.