Shatsu dialogo

Credo che sullo Shiatsu sia stato già detto molto, almeno sulle tecniche, sui benefici, sulla pratica; non si parla spesso di tutto ciò che stà dietro alla “tecnica” che è, a parer mio, altrettanto importante.

Sono approdata allo Shiatsu in maniera totalmente casuale e ricordo ancora molto bene il primo scoglio che dovetti affrontare.

Ero solo al primo livello e non stavamo facendo altro che sperimentare il contatto con l’altro.

L’insegnante disse che dovevamo appoggiarci con fiducia, completamente aperti, senza preconcetti, insomma dovevamo permettere alla persona che stavamo trattando di arrivare al nostro cuore.

Pensai immediatamente che mi sarebbe stato molto difficile farlo perché, come molti, anch’io avevo sviluppato tutta una serie di barriere di difesa personale contro, per così dire, i colpi del destino, che, dopo un certo numero di delusioni personali, avevano reso lastricata di difficoltà la strada per il mio cuore.

Ma che c’entrava tutto questo con lo Shiatsu?

Non era forse una tecnica  che si basava su delle pressioni sviluppate sui meridiani energetici nel tentativo di migliorare le condizioni di salute delle persone?

Questa fu senz’altro la prima grande sorpresa che mi riservò questa meravigliosa disciplina, se pensavo che il corso si basasse sull’insegnamento esclusivo delle tecniche rimasi veramente stupita.

Da lì in avanti, infatti, oltre ad imparare l’ubicazione dei meridiani e dei punti più importanti, la diagnosi su Hara, gli stiramenti ecc. cominciò un lungo, spesso non facile, lavoro su me stessa.

Primo fra tutti, liberarsi delle barriere difensive e questo perché nello Shiatsu, la diagnosi e la pressione sul punto non arrivano solo come informazione al cervello dell’operatore ma anche al suo cuore per essere elaborate e poi tornano al Paziente, cosa che non è possibile fare se non riusciamo più ad ascoltare il nostro cuore per paura.

Secondo scoglio imparare l’ascolto attraverso le mani, riuscire a riconoscere l’energia e le sue manifestazioni.

Mi è capitato, a volte, di sentirmi domandare dalle persone se trovo noioso il mio lavoro che consiste nel fare continue pressioni lungo il corpo.

Ovviamente la procedura può sembrare ripetitiva e sterile se non fosse per il fatto che ogni volta che appoggio le mani su una persona si apre un mondo sempre diverso e chi conosce lo Shiatsu sa che questo non è certo un modo di dire.

A questo proposito, ricordo un mio insegnante che ci diceva di immaginare l’energia presente nel meridiano come un paesaggio; il nostro scopo era di cambiare, anche sensibilmente, il profilo di questo paesaggio.

Gli squilibri che si trovano su Hara, i pieni e i vuoti dei meridiani, possono dirla molto lunga sulla persona che si sta sottoponendo al trattamento, sulle sue esperienze, le sue emozioni, il suo carattere, la predisposizione a certe malattie piuttosto che ad altre ed è per questo che lo Shiatsu non è solo mera manipolazione ma un vero e proprio profondo, intimo colloquio fra Paziente ed Operatore.

Una persona mi disse che paragonava lo Shiatsu alla fioritura delle sue piante grasse, quando le piante sbocciavano lei si metteva a guardarle e nel giro di circa mezz’ora assisteva alla completa apertura del fiore.

Quello spettacolo le dava le stesse sensazioni di un trattamento Shiatsu ed io credo che questa similitudine sia molto bella e pertinente.

Ritengo che lo Shiatsu riesca veramente a spalancare nuovi orizzonti sia a chi lo riceve sia a chi lo pratica.

Mi ha insegnato a guardare in maniera diversa al concetto di malattia e salute e ha cambiato la mia vita.

Morena Montanari