Troppi vaccini per gli animali da compagnia

Chi possiede un cane, un gatto o altro animale da compagnia, su consiglio della maggioranza dei Veterinari, l’avrà sottoposto alla vaccinazione a cadenza annuale, che è praticata di routine, come prevenzione nei riguardi delle malattie infettive più comuni che colpiscono queste specie.
Questo sistema radicato, permette un controllo annuale ed una serie d’eventuali altre indagini che vertono sempre sulla opportunità di eseguire questa prassi.
Da alcuni anni nel settore veterinario si parla di “vaccinosi”, per indicare gli effetti negativi della continua stimolazione antigenica, con compromissione dello stato immunitario e maggior incidenza di patologie croniche degenerative, comportamentali e neoplastiche.
Una voce si fa strada: vaccinazioni? Troppe ed addirittura superflue.
Questo è quanto dichiara Richard Ford, relatore al 42° Congresso della Società Italiana Veterinari per Animali da Compagnia (Milano 1/4 marzo 2001):
“Al momento, la realtà è che, per la maggior parte dei vaccini utilizzati nelle due specie animali (cane e gatto), è probabile che la riposta immunitaria protettiva persista per più di dodici mesi, dopo la vaccinazione dei soggetti adulti e quindi che la somministrazione di routine di molti richiami annuali non sia necessaria” ed aggiungo secondo me dannosa.
Continua affermando che: “I Veterinari stiano vaccinando troppo spesso utilizzando vaccini contenenti troppo numerose combinazioni d’antigene”.
Egli ritiene che basti un intervento vaccinale ogni tre anni, per ottenere lo stesso risultato.
Con queste premesse possiamo immaginare come sia chiara la perdita economica in questo settore se le Università e le grosse industrie seguissero questa strada, Colleghi Veterinari compresi.
Abbiamo però l’esempio dell’afta epizootica (vedi Naturalmail sul sito Cesmen) che, di là dalle ragioni infettive ed ambientali, deve fare i conti proprio con il caos anticorpale indotto da trattamenti immunizzanti per altre malattie e la variazione della flora microbica indotta dall’eccesso di farmaci antibiotici impiegati.
Molti come me dopo gli studi universitari erano convinti dell’utilità delle profilassi annuali, ma cambiando l’atteggiamento di fronte alla Medicina Ufficiale, hanno potuto riscontrare ed interpretare i danni legati a vaccinazioni troppo ravvicinate nel tempo e troppo precoci.
Ho anche conosciuto l’utilità dei nosodi, come S. Hahanemann faceva a suoi tempi con i pochi mezzi a disposizione, come fece E. Bach, prima di ritirarsi dalla sua carriera di Medico Omeopata durante la quale aveva applicato l’utilizzo dei nosodi con grandi vantaggi per i suoi numerosi Pazienti.
Convinto della loro grande utilità nella stimolazione della immunità aspecifica, continuo ad utilizzarli nei piccoli e nei grossi animali, con vantaggio biologico di entrambi.

Dottor Francesco Vignoli, Medico Veterinario