Trattamento antifumo e considerazioni hard

Trattamento antifumo e considerazioni.

Punti di infissione:


Schema 1
Inn trang sulla glabella, al centro dello spazio tra le due sopracciglia.
1 VB bilaterale
4 GI bilaterale
Chenn men Punto auricolare, bilaterale
Punto della fame davanti all’antitrago
10 Punto rino facciale sull’ala del naso, al centro
VB 8 o 9: 3 dita trasverse sopra il margine superiore dell’orecchio perpendicolarmente, bilateralmente.



Schema 2

Questo schema, ripetuto per 3 sedute cadenzate, come sotto specificato, ha dimostrato una assoluta puntualità di risultato.

19 VG forte tonificazione fino a provocare dolore intollerabile.
L’ago va lasciato infisso fino a quando non viene liberato dalla cute ( circa 20 minuti normalmente)
Punto polmone auricolare: A destra nella femmina, a sinistra nel maschio. L’ago va infisso dopo quello del 19 VG.

La seduta, nel caso di inefficacia o di parziale risultato, va ripetuta 15 giorni dopo.
In caso di insuccesso una nuova seduta dopo 1 mese.
In caso di mancato risultato della serie di tre sedute, il tentativo sarà ripetuto dopo 6 mesi.
In caso di insuccesso, controllare accuratamente la posizione dei punti per escludere errore dovuto alla variazione individuale della distribuzione dei punti stessi.

Informazione per il Paziente.
Il risultato positivo consiste nel fatto che per l’assunzione del suo tossico maggiore (fumo, alcol caffè, ecc.) si scatena una crisi di rifiuto che consiste, generalmente, in una colica epatica, di varia gravità fino a violentissima, che non recede con trattamenti antispastici ed antidolorifici, di durata imprevedibile.
Non necessariamente il tossico maggiore è quello per il quale il Paziente ha richiesto il trattamento bensì quello che il suo sistema riconosce, per vari fattori quali quantità, sensibilità, difetto di eliminazione, come più pericoloso (ad esempio, richiesta per il fumo e risultato intolleranza al caffè o all’alcol).
Il Paziente viene avvertito che l’Agopuntore non interverrà in alcun modo su questa crisi di astinenza provocata.
Per il fumo, in particolare, il Paziente deve essere avvertito che, nel caso cambi tipo di sigaretta, il fenomeno di rifiuto può non verificarsi a causa del fatto che l’organismo non lo può riconoscere come sostanza tossica depositata.
Poiché il trattamento fornisce un’informazione eliminativa la cui attuazione richiede una certa organizzazione da parte dell’organismo è importante sottolineare al Paziente l’importanza di far trascorrere il massimo tempo che può fra la seduta e l’eventuale assunzione del tossico per il quale ha richiesto il trattamento.
Queste informazioni, ribadiamo, sono fondamentali perché, in caso di efficacia della seduta, la reazione può essere violentissima, con dolore grave, che peggiora per ogni ulteriore assunzione del tossico e fenomeni accompagnatori importanti come diarrea e vomito che non risentono di alcun trattamento.
Fenomeno costante, a complicare il quadro reattivo, è il panico prodotto, incontrollabile paura endogena della morte associata alla colica (sintomo questo che si verifica come conseguenza della eliminazione, promossa dal trattamento, dei tossici depositati a livello del sistema nervoso centrale).
I vantaggi del trattamento, dopo la crisi esonerativa, si manifestano nel controllo dell’ansia, dell’appetito e del peso.
Il Paziente va inoltre avvertito che avrà fenomeni di adattamento che dureranno almeno un anno dopo la dismissione del tossico.
Questo ci fa riflettere, fra l’altro, sui danni reali della assunzione cronica di tossici che, sottostimata nei suoi effetti, viene abitualmente perdonata e separata, nella credenza popolare e purtroppo anche non, dalla più condannata tossicodipendenza da stupefacenti dalla quale invece non si differenzia se non per le sostanze usate ma che, invece va più temuta perché, subdolamente, produce comportamenti sociali tossici di cui le tossicodipendenze considerate gravi sono solo la punta dell’iceberg.
Per promuovere una sana riflessione, ricordiamo che il genitore che fuma non espone i suoi cari ed suoi figli solo al contatto diretto col fumo del quale si dichiara immediatamente e premurosamente preoccupato affermando, ad esempio, che “fuma in terrazzo” o con le finestre aperte ma insegna il ragionamento e l’emozione tossica che sostengono la sua dipendenza ai figli stessi che non hanno difesa contro questo insegnamento “senza filtro” visto che deriva dai loro pilastri di appoggio e di riferimento.
Questo seme tossico così tenacemente, quotidianamente piantato e coltivato darà fiore e frutto nel momento in cui sarebbe necessario avere una reazione sana che però non è stata insegnata ed i genitori stessi, meravigliati e costernati, si domanderanno come certi eventi siano potuti succedere.
Sintetizzando, il succo dell’insegnamento è che il figlio non riuscirà mai a fare da solo (non ce la faccio, non ci riesco), quando sarà chiamato a farlo, ma necessiterà sempre di una risorsa esterna a sé dalla quale dovrà dipendere e che non necessariamente sarà una droga ma ad essa equivalente (opinione dell’amico, opinione dei conoscenti, moda dominante, paura di sbagliare, necessità di trucchi, ecc.): non ce la faccio, non ci riesco sarà la parola d’ordine e la bugia (anche platealmente palese) la metodologia risultato dell’insegnamento.
Proprio così, la mamma o il babbo fumatori insegnano amorevolmente il pensiero tossicodipendente ai loro figli, di cui spergiurano di volere solo il bene, e lo sostengono con un esempio tenace, plurime volte ripetuto nel quotidiano, esemplare.